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Aggressione omofoba in provincia di Brescia. La comunità omosessuale: ora basta!
Apprendiamo oggi dalle pagine del Corriere della Sera della vile aggressione omofoba (motivata dall'orientamento sessuale) subita da una coppia lesbica di Mazzano: alcuni teppisti hanno devastato la loro casa firmandosi con delle svastiche.
La violenza contro gli omosessuali non è una novità nella nostra realtà, ma un atto così grave, che lede la dignità e l'initimità di una coppia, deve essere denunciato con forza da chi lotta quotidianamente per l'uguaglianza e la promozione delle diversità.
Questo atto segna decisamente un salto di qualità nella strategia di odio promossa da chi rifiuta di riconosce e il valore delle differenze e combatte contro la libertà e la democrazia.
Tale episodio di intolleranza rende la nostra società più povera e ci fa guardare con preoccupazione alla vivibilità della nostra realtà per chi manifesta e vive con normalità la propria condizione di vita e il proprio amore.
Ringraziamo il coraggio e la determinazione di D.G. che ha voluto denunciare questa aggressione in nome della libertà di essere semplicemente se stessa, rompendo così una triste e rassegnata tendenza all'omertà da parte delle vittime di aggressioni omofobe.
Manifestiamo tutta la nostra solidarietà, il pieno sostegno e la nostra fraterna vicinanza alle vittime di questa violenza rilanciando la nostra ferma determinazione nel combattere ogni forma di discriminazione basata sull'orientamento sessuale.
Chiediamo all'amministrazione comunale di Mazzano un gesto di ferma condanna e di concreta solidarietà a queste vittime dell'omofobia
Chiediamo alla società civile bresciana di ribellarsi all'odio e all'ignoranza, rompendo un silenzio che si fa sempre più intollerabile. I razzisti non devono trovare spazio fra le nostre case.
La comunità omosessuale di Brescia continuerà nella sua opera di visibilità e di promozione, convinta che episodi odiosi ed inqualificabili come questo siano i colpi di coda di una cultura ormai tramontata.
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Luca Trentini
Presidente di Orlando
Comitato provinciale Arcigay Brescia
Manuela Fazia
Presidente di Pianeta Viola, Associazione lesbica bresciana
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Bresciaoggi, domenica 29 ottobre 2006 pag. 18
IL CASO. Intolleranza a MAZZANO
Violato l’alloggio di una coppia gay. Svastiche sui muri
La solidarietà di Rosa nel Pugno e Arcigay
Un episodio di intolleranza e di violenza ha scosso una zona residenziale alla periferia di MAZZANO. La casa di due giovani donne che convivono senza nascondere nè ostentare la loro omosessualità, è stata violata da sconosciuti. Che perì una firma l’hanno lasciata: la croce uncinata. L’appartamento è stato messo sottosopra, la biancheria intima buttata qua e là, le lenzuola sporcate di urina. E poi quelle svastiche dipinte. Il motivo di quanto accaduto non è il furto, ma la pura violenza e lo sfregio nei confronti della vita di due donne omosessuali. Ed è uno sfregio che reca una firma e una matrice politica esplicitamente nazifascista.
Le donne erano fuori casa mentre tutto questo è accaduto. Erano al cinema. Al rientro anno trovato quello scempio. Non hanno chiuso la porta e basta, ma hanno sporto denuncia ai carabinieri. D.G. 27 anni una delle due non crede utile il silenzio: «Voglio che se ne parli - ha detto - , per sottolineare quanto sia diffusa l’intolleranza nella nostra provincia. E questo è un dato di fatto». Lei l’intolleranza l’aveva già sperimentata, anni fa, «quando ero più giovane e abitavo a Brescia»; e di recente con i vicini delle villette di MAZZANO. In qualche modo si sente forte: «Ora sono matura, ma se fosse capitato ad una ragazzina?» si domanda pensando ai traumi che queste cose possono produrre.
E intanto si contano i primi messaggi di solidarietà e insieme di allarme: «Chi ha da prendere posizione sull'intollerabilità dell'intolleranza lo faccia ora - scrive Corrada Giarrizzo della Rosa nel pugno -, prima che sia troppo tardi! E' necessario un distinguo netto tra chi nella odierna società, vilipende e maltratta coloro che vengono ritenuti "fuori dai canoni comuni", e chi vuole invece operare per una pari dignità di tutti i cittadini a prescindere dalle provenienze, dalle razze, dagli orientamenti sessuali».
Per l’Arcigay «questo atto segna decisamente un salto di qualità nela strategia di odio promossa da chi rifiuta di riconoscere il valore delle differenze e combatte contro la libertà e la democrazia. L’intolleranza rende la nostra società più povera».
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Corriere della Sera venerdì 27 ottobre 2006
Brescia - Raid firmato con le svastiche nella casa di una ventisettenne alla
periferia di Mazzano
«PERSEGUITATA DAI NAZISKIN PERCHé SONO DIVERSA»
di Andrea Biglia, Corriere della Sera, 27 Ottobre 2006
BRESCIA - «Gay a bordo» diceva, stilizzato nel triangolo del segnale
stradale di pericolo, l'adesivo applicato sul fronte interno della porta di
casa. La «carta d'identità» della giovane donna condita con il sale
dell'ironia. Ma tra le villette alla periferia di Mazzano, la sola presenza
di una persona «diversa» accende una minacciosa reazione d'intolleranza.
Tutto porterebbe verso ambienti nazifascisti.
Lunedì sera verso mezzanotte, al rientro dal cinema nell'abitazione che
divide con la sua compagna, lei, D.G., 27 anni, viso acqua e sapone,
occhialini da intellettuale, un'omosessualità coltivata nella privacy
domestica e mai sbandierata - ha trovato l'ingresso forzato e quella
dicitura sporcata con una svastica. Dentro, l'abitazione tutta a soqquadro:
indumenti intimi rovesciati per terra, alcuni oggetti, di modesto valore,
spariti. Ma soprattutto un'altra croce uncinata e le lenzuola, per colmo di
spregio, imbrattate di urina. Il furto non poteva essere il vero obiettivo
dell'incursione notturna, una manciata di euro lasciata proprio vicino
all'ingresso nessuno l'ha toccata.
Bravata di pessimo gusto o un avvertimento all'insegna del razzismo
sessuale? Per D.G., che ha presentato denuncia ai Carabinieri per
vandalismo, nessun dubbio: «La svastica è una firma precisa e da queste
parti il nazifascismo non lo scopriamo oggi. Quegli individui mi dovevano
tenere d'occhio da tempo se si sono introdotti in casa proprio una delle
rarissime volte che sono uscita di sera. Con la denuncia so di espormi
ancora di più alla loro ritorsione, ma la dovevo fare: il silenzio della
vittima, in questi casi, diventa complicità».
La giovane - buona famiglia borghese di Brescia, studi superiori, lavoro di
responsabilità in un'azienda della zona - ha scoperto la sua «diversità» sui
banchi delle medie finché, a 17 anni, la decisione di lasciare la famiglia
per vivere la sua esperienza. Una brutta avventura, un po' di anni fa, al
Carmine, allora il bronx di Brescia, («Sei una lesbica, ti devo punire»). Ma
sembrava una storia passata.
A Mazzano, tra Brescia e il Lago di Garda, lei e la sua amica con i due
cagnolini si sono trasferite da poco, in punta di piedi. Quella convivenza
ha perì subito disturbato alcuni vicini: il mese scorso una scenata a base
d'insulti e parole pesanti che l'ha costretta a rivolgersi già allora già
allora in caserma. «Ma questa volta è assai più grave - sottolinea la
giovane, tormentata tra l'indignazione e la paura -. La svastica dice tutto
e non credo che i vicini c'entrino più. Qualcuno vuole farmi pagare la colpa
di essere lesbica».
L'omosessualità per D.G. non è mai stata una tessera politica. Mai indossato
lustrini e paillettes, mai partecipato al Gay Pride. Anzi, tiene a prendere
bene le distanze da ogni forma di esibizionismo sessuale. Ma perchè hanno
preso a bersaglio proprio lei? La svastica, i nazifascismi: fantasmi che la
perseguitano e non la fanno dormire. Lei perì è decisa a tener duro: «Non
posso e non voglio essere nient'altro che ciì che sono».
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